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Trail Running Trekking e Maratona
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VdG Trail alba Sella Bistrizza

VdG Trail

Il VdG Trail (in esteso Via delle Giulie Ultra Trail) è il primo ultra trail dell’era post Covid disputato in Italia.

Fino alla settimana precedente all’evento, non c’era ancora la sicurezza che la gara sarebbe stata confermata e nel briefing pre partenza abbiamo vissuto un momento di gioia condivisa per il ritorno alle competizioni.

La gara di 120 km e 8.200D+ si svolge su un percorso circolare nelle Alpi Giulie Italiane, Austriache e lambisce le Slovene con partenza e arrivo a Sella Nevea vicino al Tarvisio.

Per questa gara con “coefficiente montagna” pari a 8 come l’UTMB, vengono assegnati 5 punti ITRA e ci sono 36 ore di tempo massimo per arrivare al traguardo.

Partenza VdG Trail

Per rispettare le norme anti Covid ci spiegano che la partenza delle ore 17:00 del Venerdì sarà scaglionata:

si partirà uno alla volta ogni 30 secondi in base al numero del pettorale.

Ho il pettorale 82, mi faccio i conti e vedo che avrò una quarantina di minuti di tempo per prepararmi. Decido di prendermela comoda.

Poi i cronometristi cambiano idea, ma non tutti lo vengono a sapere (oppure sono stordito io ). Le partenze vengono scaglionate di soli 10 secondi e con l’obbligo di indossare la mascherina.

Io mi ritrovo a ridosso dello start senza mascherina, senza ancora aver ritirato il GPS tracker obbligatorio, e con il materiale da gara sfuso tutto da preparare.

Corro in auto a prendere la mascherina, corro a prendere il GPS tracker, preparo velocemente il materiale, sono pronto, arriva subito il mio turno e parto in tempo.

La gara è lunga, ho studiato bene il percorso, la prima parte mi è molto favorevole: salita corribile, una delle poche corribili, poi un mangia e bevi molto molto corribile, quindi discesona tecnica ma per me ancora corribile.

La discesa è la mia specialità. Quindi corro, corro molto bene, scherzo con i fotografi, faccio lo sbruffoncello, mi diverto, guadagno una trentina di posizioni.

Cose che non dovrebbero succedere in un ultra trail

Al settimo chilometro, mi accorgo che qualcosa non va, inizio a sentire i piedi che bruciano sui talloni; al nono chilometro mi fermo e guardo: vesciche!

Nella foga della partenza scaglionata mi sono dimenticato di fissare bene le scarpe e ora ne pago le conseguenze. Però sono stato previdente: ho i cerotti che porto con me da quando lo scorso anno sono stato costretto al ritiro sempre per vesciche.

Apro i cerotti e scopro che sono troppo vecchi, la colla non attacca più! Dopo mezzo minuto di sconforto decido di fissarmi le scarpe molto strette e di correre in avampiede per il resto della gara. Mancano solo 111 km all’arrivo…

In fondo, durante il lock down, mentre facevo il criceto attorno a casa, ho allenato specificatamente la corsa in avampiede e mesopiede e ora è il momento di vederne i risultati.

Riparto, ho perso quasi tutte le posizioni ma riesco ad andare piuttosto veloce, il mesopiede reagisce bene, il dolore al tallone si sente solo quando sbaglio l’appoggio.

Arrivo al primo ristoro ancora con il chiaro e avendo riguadagnato tutte le posizioni perse per la sosta.

E’ un ristoro da incubo anti-Covid: ci stressano sul distanziamento e su tutte le altre (giuste) menate, non vedo l’ora di andarmene. Mangio pochissimo e riparto velocemente con la frontale accesa. Finora la gara è stata abbastanza corribile, ora ci sono parti tecniche che, affrontate in notturna, sembrano (sono) un po’ impressionanti.

Comunque procedo e arrivo al secondo ristoro dove la gente del paese si è radunata per farci festa. Da qui in poi i ristori saranno più normali e divertenti. Intanto mi dicono che sono 25esimo, vuol dire che ho guadagnato una cinquantina di posizioni dalla partenza.

Riparto e continuo a spingere fino al rifugio Grego attorno al 45° km, da dove parte una discesa super tecnica.

Inizio a pagare un po’ l’appoggio di avampiede, polpacci e tibiali mi danno problemi e per la prima volta in vita uso i bastoncini in discesa. Di appoggiare i talloni non se ne parla.

Il percorso è bellissimo ma è segnalato male. Prima della base vita mi perdo pesantemente assieme ad altri 7 soci. Corriamo a caso per vari sentieri cercando una balisa nella notte e nella nebbiolina causata dall’umidità. Dopo 40 minuti troviamo la strada e dal nervoso iniziamo tutti a correre verso la base vita come se fossimo ad una mezza maratona.

Arrivo per primo, correndo anche troppo forte, ma almeno scarico la piccola tensione causata dal fuori rotta, ora polpacci e tibiali supportano bene la corsa in avampiede ma sono conscio che non devo più esagerare se voglio arrivare al traguardo.

Sono le 2 di notte, faccio un lauto pasto, ricarico l’orologio GPS e mi fermo mezz’ora a chiacchierare. Ne avevo bisogno.

Riparto con la consapevolezza di dover andare più lentamente ma con la contentezza di essere già sicuro di arrivare anche con le vesciche che intanto sento che diventano sempre più grandi.

Di nuovo mi perdo assieme ad un compagno d’avventure, impiego circa mezz’ora per ritrovare la strada, rimando i buoni propositi della corsa lenta e mi rimetto a correre come se fossi appena partito.

Dopo qualche km incontro un runner che procede in senso contrario in cerca della base vita, e un’altro che supero e mi chiede se io ho trovato la base vita… Non sono il solo ad aver smarrito la strada… ma loro sono messi peggio.

Ora iniziano le salite più dure, ma non ho grossi problemi in salita, è la discesa che fa male… Alla fine della prima salita trovo inaspettatamente una malga aperta con un bel ristoro.

Il malgaro mi informa che è stato chiamato dal direttore di corsa per provvedere al ristoro non previsto in quanto parecchi runner dispersi hanno saltato la base vita.

E luce fu

Dopo un po’ inizia un’altra salita che porta a Sella Bistrizza, ci arrivo con l’alba ed è uno spettacolo stupendo come tutte le albe degli ultra trail (quando non piove).

Entro in territorio Austriaco e dopo un po’ inizia una discesa ripidissima con 1.000D- che mi fa soffrire tantissimo. E pensare che la discesa è la mia specialità… Mi riprendono un po’ di persone e mi coglionano pensando che io sia un runner da strada non abituato alle discese. Invece sono solo un runner “mona” che dopo anni di esperienza non si è allacciato bene le scarpe prima di partire…

Arrivo a Camporosso e faccio colazione con il riso in bianco. D’ora in poi avrò bisogno di parecchi carboidrati, mi aspetta subito un vertical da 1.000 D+ in 5 KM.

Inaspettatamente lo soffro un po’ troppo, pensavo di aver preso carboidrati a sufficienza invece devo mangiare di più, ho scorte nello zaino inizio a mangiare ogni 200 metri di dislivello.

Monte Lussari

Arrivo in cima al monte Lussari, il panorama è stupendo e anche il paesino è caratteristico, spendo qualche minuto e vado a visitarlo. Merita proprio.

Al ristoro mi fermo di più del dovuto, mangio di tutto e scherzo con i volontari. Faccio da modello per varie foto con le più sciocche espressioni che dopo 88 km di corsa uno possa tirare fuori.

Riparto bello carico, c’è discesa, il posto è magnifico mi viene da correre forte e ci riesco per parecchi chilometri. Sbaglio perché ci sono ancora due salite: la prima corta ma terribile, la seconda lunga… e ancora più terribile!

A metà della corta sono di nuovo in riserva energetica, la corsa in avampiede probabilmente mi fa consumare di più. Inoltre ora mi fa proprio male, soprattutto la vescica sul piede sinistro.

Cave del Predil

In qualche modo scollino e arrivo al ristoro di Cave del Predil, un posto magnifico dove mangio in abbondanza e i volontari mi assistono con le vesciche e mi procurano due cerotti che alleviano un po’ il dolore.

Peccato che sia già il 96° chilometro, se li avessi avuti prima sarebbe stato tutto diverso.

La cosa simpatica è che tanti sanno delle mie vesciche, sia i runner che gli accompagnatori, ma in questi tipi di Ultra Trail alla fine tutti sanno un po’ tutto di tutti.

Riparto, corro in falsopiano lungo lo splendido lago e poi sul greto sassoso. C’è un sole splendente, accecante, il caldo è notevole, corro sempre d’avampiede fino all’attacco dell’ultima salita, un vertical da 1.000D+ con pendenza ignorante. Siamo al chilometro 110 sarebbe dura anche se fossimo al primo chilometro.

A metà della salita mi fermo e mi siedo sul sentiero. Sono stanco. Passano tre compagni conosciuti precedentemente e mi coglionano perché prima correvo forte e ora sono fermo. Hanno ragione, reagisco d’orgoglio e arrivo con loro al ristoro posizionato in una stupenda malga a 1.800 metri. E’ l’ultimo ristoro, malga Grantagar, me la prendo comoda il panorama è immenso, il più bello di tutto questo VdG trail. Mi annoto che dovrò tornarci.

Riparto, ora c’è uno strappo da 300 metri dove si usano più le mani che i piedi, finalmente arrivo al rifugio Corsi, da qui in poi scollinare sul passo degli Scalini a 2.020 s.l.m. è facile.

Ci sono più stambecchi che runner, vorrei fermarmi un po’ di più ma mi aspetta una discesa da 800 D- e un piede non lo appoggio più da tempo.

Mi superano in molti, non mi interessa, il mio obbiettivo attuale è arrivare prima del tramonto.

Arrivo VdG Trail

Con un po’ di sofferenza ce la faccio e negli ultimi metri fingo anche di correre, così, per fare bella figura con il pubblico e con i fotografi …

Arrivo 47° su 102 partiti in 26 ore e 21 minuti, un tempo che viste le circostanze mi soddisfa.

Mi ero allenato per arrivare un po’ prima a questo VdG trail, ma devo dire che mi sono divertito veramente tanto: la passione per la corsa ha vinto su ogni tipo di crisi.

Non sono stanchissimo, decido di tornare subito a casa, dopo mezz’ora di viaggio mi ricordo che non ho riconsegnato il GPS tracker e neppure ho ritirato la sacca indumenti della base vita.

Ritorno a Sella Nevea, svolgo le incombenze, mi calano le forze e decido infine di dormire dentro al mio VAN.

Considerazioni sul VdG Trail

Che dire del VdG Trail? Le montagne sono aspre bianche e con varie sfumature di grigi in tonalità prevalentemente chiara. Sono bellissime quasi come le Dolomiti. I paesini sono caratteristici, i Friulani si sono dimostrati persone molto simpatiche tranne i soliti esagitati sul Covid, ma erano pochi.

La gara è molto dura a livello fisico: è molto alpina e molto tecnica.

Quasi tutte le salite e le discese sono “in piedi”, spesso sono necessarie le mani per procedere, ci sono moltissimi passaggi tecnici dove la corda ferrata ha la sua ragione d’essere, uno di questi viene affrontato di notte.

E poi ci sono decine di km di “mangia e bevi” in carrarecce dove bisogna correre in continuazione cercando di andare il più velocemente possibile senza però “bruciarsi” le gambe.

Il balisaggio è veramente da rivedere, a mio parere andavano messe almeno il triplo delle balise, parecchi incroci non erano segnalati e più volte si doveva andare a tentativi.

Stimo di aver perso almeno un’ora e mezza nella ricerca della retta via, però dagli occasionali compagni di corsa ho imparato numerose nuove imprecazioni.

In sintesi è una gara senza mezze misure, per atleti ultra runner completi.

E’ proprio bella, io non vedo l’ora di rifarla. La prossima volta con scarpe ben allacciate!

Questo è il link al sito della gara.

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